Sei un amico se ...


Si dice che i veri amici si vedano nel momento del bisogno, la vera amicizia, incondizionata e sincera, si dimostri nel tempo delle difficoltà. Il disagio ha bisogno di supporto e la condivisone del malessere, come una mano tesa che ti strappa all’abisso, è una possibilità che aiuta ad alleggerire il peso delle nostre paure.

Dal latino amicus – affine ad amare, colui che condivide gioie e dolori, sogni e avventure, segreti e passioni, con noi, una tangente nella nostra vita, che segna i rintocchi di un orologio invisibile, e scandisce momenti significativi, e nel tempo diventa una necessità, come una boccata di ossigeno.

Amici d’infanzia, di scuola, amici del cuore, amici di avventure, amici di letto, trombamici, amici della palestra, amici per caso, amici da sempre, amici in affari, amici di facebook, amici di partito, amici fedeli, amici infami.

Insomma, passiamo buona parte della nostra vita, a coltivare il culto dell’amicizia, sfoggiando un carnet ricco e variegato, perché avere molti amici è sinonimo di affermazione e successo, spesso più innamorati dell’idea che detentori reali di seguaci e adepti, disposti a condividere in maniera disinteressata i nostri ideali.

Le affinità si conquistano faticosamente, sono un privilegio da spartire con pochi eletti, e se, in età adulta e foriera di saggezza, siamo in grado di vantare relazioni e intimità elettive, potremmo sicuramente alzare un calice e brindare … probabilmente non esiste ricchezza più ambita, un bene prezioso che rende migliore la nostra vita.

E’ difficile spiegare la tipologia di affetto e complicità che lega le persone, il significato che ognuno di noi assegna al concetto di amicizia, l’importanza vitale che unisce più esseri umani in un progetto emozionale, che potrebbe resistere una vita intera, e per sua natura è fluttuante, risente delle stagioni, del giorno e della notte. L’amicizia è umorale, a volte spietata, folgorante, profonda e superficiale, ossessiva e goliardica, vive di ricordi, macina il presente, non si cura del futuro.

Io ho vissuto un po’ di tutto, legami fortissimi, rotture clamorose e insanabili, ho chiuso delle porte, sono tornata sui miei passi, ho pianto, ho riso, ho sperato … ho atteso.

Poi accade. Accade l’ineluttabile, il transito della malasorte, la variabile che travolge e stravolge l’architettura delle nostre certezze, che ti costringe a prendere coscienza di ciò che ti circonda, dell’umano non sostenibile, del vuoto cosmico che mette in risalto le lacune. Ed è li, in quello spazio generato da una anomalia del sistema, che impone forza interiore e compattezza per sopravvivere, che scopri l’esistenza dell’analfabeta dei sentimenti, dell’ignavo fuggente che era solo l’amico del cocktail in riva al mare, del mucchio selvaggio che si dilegua in nome di una discrezione mal celata, del messaggio rarefatto che rende impersonale il dialogo.

Nei momenti peggiori della nostra vita, non per volontà consapevole, mettiamo tutto in discussione. Se la sostanza va in frantumi, ciò che rimane spesso è l’imbarazzo, la non capacità di trasmettere e supportare in maniera semplice e diretta, come se improvvisamente l’amicizia, la fratellanza non di sangue ma di empatia mutualistica, fosse un rivestimento di carta velina … sottile e impalpabile, va in mille pezzi se ci si convince che sia elastico.

Credo sia importante trovare il tempo di essere amici, anche quando il cammino è incerto, e occorre più coraggio a restare.

Metti il tuo dolore in tasca e corri in aiuto di un amico, forse così i dolori si annienteranno, e questa magia che sorregge il mondo non si disperderà.

Do ut des.

Aristotele disse:

Si decide in fretta di essere amici, ma l’amicizia è un frutto che matura lentamente.